La mitica “Gabarda” di Cameri

27 giugno 2026

(foto e testo a cura di Renato Alberio)

All’Aeroporto Militare di Cameri, tra Eurofighters e Tornado, nell’area storica espositiva c’è un piccolo aereo che sembra timidamente chiedere di non passare inosservato. E’ un Gabardini (noto anche come “Gabarda”), lo storico velivolo della scuola di volo fondata dall’ingegnere Giuseppe Gabardini proprio nei primi anni 1910. Un esemplare originale, di enorme valore storico, restaurato dall’Archivio Storico Federighi di Pisa, che viene orgogliosamente mostrato al pubblico in occasione di eventi speciali.

Il Gabardini Monoplano, conosciuto storicamente come Tipo 2, progettato nel 1912 e introdotto nel 1913 non ha mai avuto una sigla commerciale complessa. È celebre per le sue specifiche caratteristiche. Pioniere metallico: Rappresenta uno dei primissimi aerei al mondo (e il primo in assoluto in Italia) costruito con una struttura interamente in tubi d’acciaio, una scelta rivoluzionaria per un’epoca dominata dal legno. Configurazione: Si tratta di un monoplano terrestre ad ala alta (a spalle), nato come aereo da addestramento e scuola sia in versione mono che biposto. Motorizzazioni: Veniva equipaggiato principalmente con motori rotativi Gnome o Anzani con potenze variabili da 35CV (solo per uso a terra), 50CV e 80CV a seconda della fase di addestramento dei piloti. Questo specifico esemplare del 1914, dopo essere rimasto per decenni smontato in una scuderia di Villa Caproni a Venegono Superiore, è uno dei soli due esemplari originali rimasti in tutto il mondo, siglato I-AGSC, monta un motore rotativo Gnome Lambda da 80 HP. Anche il motore è un pezzo storico eccezionale, anch’esso meticolosamente restaurato. Il propulsore a 7 cilindri è stato smontato e riportato all’antico splendore grazie al lavoro specialistico dei soci del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici) di Reggio Emilia.

Quella specie di slitta centrale, posizionata in mezzo alle ruote anteriori e protesa in avanti, è il pattino antiribaltamento (o pattino di sicurezza). Nell’aviazione pionieristica degli anni ‘910, questa soluzione tecnica era fondamentale per tre motivi principali: Evitare il cappottamento (o “impuntata”): I campi di volo dell’epoca (incluso quello di Cameri alle sue origini) erano semplici prati in terra battuta, spesso irregolari, fangosi o pieni di buche. In fase di atterraggio, se le ruote finivano in un avvallamento, l’aereo rischiava di sbilanciarsi in avanti. La slitta toccava il suolo prima del muso, impedendo all’aereo di ribaltarsi ed evitare che l’elica e il motore si distruggessero. Protezione per i piloti novizi: Essendo il Gabardini Monoplano un aereo scuola, gli allievi piloti commettevano spesso errori atterrando con un angolo troppo ripido. La slitta faceva letteralmente “scivolare” l’aereo sul terreno assorbendo l’impatto errato. Funzione di freno rudimentale: Gli aerei di quel periodo non avevano freni sulle ruote. In caso di necessità, il pilota poteva spingere volutamente il muso verso il basso per far strisciare la slitta sul terreno e rallentare la corsa dopo il contatto. Una scelta di restauro deliberata ed estremamente affascinante è un’ala del Gabardini, volutamente lasciata priva del rivestimento in tela per mostrare a nudo la sua complessa struttura interna. Questa configurazione “didattica” permette di osservare da vicino la straordinaria ingegneria dei primi del Novecento: I Longheroni in Acciaio: Si possono notare i due robusti tubi metallici che attraversano l’ala in lunghezza. All’epoca, l’uso dell’acciaio per la struttura portante era una rarità assoluta e un’esclusiva d’avanguardia dei progetti Gabardini, mentre quasi tutti gli altri costruttori usavano solo il legno. Le Centine in Legno: È ben visibile la fitta gabbia di centine sagomate in legno che dava il profilo aerodinamico all’ala. I Tiranti del Svergamento Alare (Wing Warping): Lasciando l’ala scoperta, l’Archivio Storico Fedrichi permette di capire visivamente come sterzava l’aereo. Il Gabardini non aveva gli alettoni mobili (inventati più tardi); per virare, i cavi d’acciaio tiravano l’estremità dell’ala, svergandola e torcendola fisicamente per cambiare la portanza.

Il sistema dei comandi si basava su tre movimenti principali gestiti dal pilota: 1. Il controllo del rollio (Inclinazione laterale) Al posto degli alettoni, il Gabardini sfruttava la flessibilità della struttura in legno delle ali per deformarle fisicamente. Muovendo la cloche (barra) a destra o a sinistra, il pilota tendeva dei lunghi cavi d’acciaio esterni collegati alle estremità delle ali. Questi cavi tiravano verso il basso il bordo d’uscita di un’ala e rilassavano quello dell’altra, modificandone la curvatura e la portanza. Questa torsione forzata costringeva l’aereo a inclinarsi nella direzione desiderata. 2. Il controllo del beccheggio (muso su / muso giù) Questo asse veniva governato in modo più simile a oggi, agendo sulla coda dell’aereo. Spingendo la cloche in avanti o tirandola indietro, il pilota azionava i tiranti metallici collegati all’equilibratore monoblocco situato sul piano orizzontale di coda. Tirando la barra il timone orizzontale si fletteva verso l’alto, spingendo la coda in basso e facendo salire il muso del velivolo. 3. Il controllo dell’imbardata (Rotazione a destra / sinistra) I cambi di direzione orizzontali erano affidati alla stabilità del timone verticale. Il pilota utilizzava una pedaliera rudimentale (spesso una semplice barra di legno fulcrata al centro, chiamata barra di direzione).  Premendo con il piede destro, la barra ruotava tirando il cavo collegato al timone di coda verticale verso destra, facendo girare il muso dell’aereo in quella direzione. Un Pilotaggio puramente muscolare Il pilotaggio era interamente reversibile e meccanico: non esisteva alcun tipo di servoassistenza idraulica o elettrica. Tutta la forza aerodinamica necessaria per piegare le ali o muovere la coda gravava direttamente sui muscoli delle braccia e delle gambe del pilota, rendendo la guida del Gabardini un esercizio fisico notevole, specialmente in presenza di forte vento.

Le origini pionieristiche (1909-1913)

Il campo di volo di Cameri nacque nel 1909 per iniziativa dell’ingegnere francese Clovis Thouvenot. Le lezioni di volo iniziarono all’inizio del 1910, ma la prima società fallì rapidamente per motivi finanziari. Nel 1913, l’ingegnere Giuseppe Gabardini rilevò l’intera area, fondando le officine di costruzione e la celebre scuola annessa. La Scuola di Volo Gabardini è stata una delle più importanti istituzioni della storia dell’aviazione, arrivando a fregiarsi del titolo di “più grande scuola d’aviazione del mondo” negli anni della Prima Guerra Mondiale. La scuola divenne famosa per l’incredibile efficienza e sicurezza, dovuta proprio all’uso del Monoplano Gabardini. La robusta struttura in metallo resisteva ai duri impatti dei piloti novizi, riducendo drasticamente gli incidenti mortali rispetto alle scuole che usavano fragili aerei in legno.

Il boom della Grande Guerra (1914-1918)

Con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, lo Stato Maggiore ebbe un disperato bisogno di piloti. La scuola Gabardini ottenne i contratti statali per l’addestramento militare. Tra il 1914 e il 1918 la scuola formò e brevettò oltre 1.500 piloti. Mentre gli uomini abili erano al fronte, la gestione logistica della scuola a terra fu affidata alle cosiddette “benzinare”, donne del posto che rifornivano, preparavano e movimentavano i velivoli sulla pista. Allievi illustri: A Cameri si addestrarono assi dell’aria e figure storiche, tra cui i fratelli Silvio e Natale Palli (a cui oggi è intitolato l’aeroporto) e l’asso dell’aviazione Arturo Ferrarin. Nel 1915, persino Guglielmo Marconi frequentò la base per sperimentare le prime trasmissioni radio aria-terra.

Il declino e la militarizzazione

Dopo la guerra e con la morte di Giuseppe Gabardini nel 1936, le officine e il campo passarono sotto il controllo di società finanziarie (tra cui la Fiat), per poi essere assorbiti definitivamente dallo Stato. La scuola di volo civile chiusa, ma Cameri mantenne la sua vocazione addestrativa e manutentiva trasformandosi nella grande base dell’Aeronautica Militare che conosciamo oggi.

Imprese: L’impresa più leggendaria legata a questo aereo e alla scuola di Cameri è la prima trasvolata delle Alpi con un passeggero a bordo, compiuta il 27 luglio 1914.Ai comandi del Gabardini Monoplano con motore Le Rhône da 80 cavalli, c’era il ventiquattrenne Achille Landini, capo istruttore della scuola di Cameri. Insieme a lui, sul sedile del passeggero, sedeva il professor Giuseppe “Pinin” Lampugnani, un letterato e alpinista novarese. L’impresa fu straordinaria ed epica per diversi dettagli. Landini decollò dai prati di Cameri e spinse il piccolo monoplano in duraliccio e tela fino a un’altitudine folle per l’epoca, circa 4.500 metri, riuscendo a sorvolare l’imponente massiccio del Monte Rosa. I due volavano in un abitacolo completamente aperto, senza parabrezza, esposti a temperature polari e con pochissimo ossigeno, sfidando le imprevedibili e violente correnti d’aria delle vette alpine. Dopo un volo di 140 chilometri durato circa 3 ore e mezza, Landini riuscì a fare scendere l’aereo planando tra le montagne e toccò terra felicemente a Visp (Viège), nel Canton Vallese in Svizzera. Fino a quel giorno, valicare le Alpi era considerata un’impresa solitaria al limite del suicidio, Landini e Lampugnani dimostrarono che il Gabardini poteva trasportare in sicurezza ben due persone oltre la catena montuosa più alta d’Europa.

At Cameri Military Airport, among the Eurofighters and Tornados, in the historic exhibition area, there’s a small plane that seems timidly begging not to go unnoticed. It’s a Gabardini (also known as the “Gabarda”), the historic aircraft of the flight school founded by engineer Giuseppe Gabardini in the early 1910s. This original aircraft, of enormous historical value, has been restored by the Federighi Historical Archives of Pisa and is displayed at special events. The Gabardini Monoplane, historically known as the Type 2, designed in 1912 and introduced in 1913, never had a complex commercial designation. It is famous for its specific characteristics. Metal pioneer: It was one of the very first aircraft in the world (and the first ever in Italy) built with an entirely steel tube structure, a revolutionary choice for an era dominated by wood. Configuration: It is a high-wing (shoulder-mounted) land monoplane, designed as a training and training aircraft in both single- and two-seater versions. Engines: It was primarily equipped with Gnome or Anzani rotary engines with power ratings ranging from 35 hp (for ground use only), 50 hp, and 80 hp depending on the pilots’ training stage. This specific 1914 model, after having been disassembled for decades in a stable at Villa Caproni in Venegono Superiore, is one of only two original examples remaining in the world. Registered I-AGSC, it is powered by an 80 HP Gnome Lambda rotary engine. The engine is also an exceptional historic piece, meticulously restored. The 7-cylinder engine was disassembled and restored to its former glory thanks to the expert work of members of the GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici) of Reggio Emilia. The most legendary feat associated with this aircraft and the Cameri school is the first passenger-assisted flight across the Alps, accomplished on July 27, 1914. At the controls of the Gabardini Monoplane with an 80-horsepower Le Rhône engine was twenty-four-year-old Achille Landini, chief instructor at the Cameri school. Sitting alongside him in the passenger seat was Professor Giuseppe “Pinin” Lampugnani, a scholar and mountaineer from Novara. The feat was extraordinary and epic in several details. Landini took off from the meadows of Cameri and pushed the small duraliccio and canvas monoplane to an altitude insane for the time, approximately 4,500 meters, successfully overflying the imposing Monte Rosa massif. The two flew in a completely open cockpit, without a windshield, exposed to freezing temperatures and with very little oxygen, braving the unpredictable and violent air currents of the Alpine peaks. After a 140-kilometer flight lasting approximately three and a half hours, Landini managed to glide the plane down through the mountains and landed safely in Visp (Viège), in the canton of Valais, Switzerland. Until that day, crossing the Alps had been considered a solo undertaking bordering on suicide. By demonstrating that the Gabardini could safely carry two people over the highest mountain range in Europe, Landini and Lampugnani effectively paved the way for the future of passenger air travel.

Fonti: Archivio Storico Federighi proprietaria del velivolo Gabardini Monoplano “Scuola” (1914) attualmente esposto a Cameri. Da questa fonte derivano le informazioni sul restauro conservativo svolto anche insieme ai soci GAVS, sul motore rotativo Gnome e sulla storia del ritrovamento dell’esemplare a Villa Caproni. Circolo del 53: Associazione legata all’Aeroporto di Cameri che ha documentato ufficialmente il rientro della “Gabarda” all’interno della base aerea per mostre istituzionali. Archivi Storici Locali e di Settore, Associazione Cameri Tri Ricordi: Portale di memoria storica locale dal quale sono stati tratti i dettagli sull’evoluzione del campo d’aviazione dal 1909, sulle officine meccaniche Giuseppe Gabardini e sulla presenza di Guglielmo Marconi per i test radiofonici aria-terra-aria del 1915 con piloti della scuola. Utilizzo delle fonti Fair Use: Diritto di cronaca limitato a fini didattici o scientifici.


Nato Tiger Meet Araxos 2026

18 giugno 2026

(Foto e testo by Angelo Bottazzi)

E’ arrivata la primavera, le giornate si sono allungate e la mancanza di aerei si fa sentire.

La passione, assopita nella lunga parentesi invernale che, complice la situazione internazionale molto bellicosa ed instabile, è stata totalmente priva di eventi interessanti, ora ritorna prepotente, e insieme a lei il desiderio di un clima tiepido e rilassante. E allora perché non passare qualche giorno in Grecia?

In Italia le perturbazioni si susseguono a ritmi incalzanti e sognare delle belle giornate di sole fa bene alla salute. Finalmente, quando non ci si sperava più, ad una ventina di giorni dall’inizio dell’evento, sul sito del Tiger Meet appaiono, quasi contemporanealmente, l’elenco dei partecipanti e le modalità di iscrizione allo spotter day, con in più il bonus di un mini airshow previsto per la domenica mattina.

Ci iscriviamo al volo e organizziamo una trasferta quasi last minute, dati i tempi molto stretti.  Quest’anno il Tiger è organizzato dalla Polemiki Aeroporia sulla base di Araxos, situata sulla punta estrema nord ovest del Peloponneso; la base ospita il 335 Mira basato sugli F16.

Il nostro viaggio è programmato per riprendere solamente lo spotter day del venerdì ed il mini airshow della domenica mattina, occasione in cui sarà possibile vedere da vicino anche gli aerei special nella statica che verrà allestita per l’occasione.

Non è altro che la ripetizione di quanto organizzato nel 2002, quando il Tiger si tenne qui per la prima volta in Grecia. Restare qualche giorno in più per riprendere le missioni da fuori, come è nostra abitudine, è troppo pericoloso perché, date le secolari tensioni tra Grecia e Turchia, farsi vedere intorno alle basi aeree suscita sospetto nella popolazione, che lavora ed abita intorno alla base, e spesso viene avvisata la polizia con le problematiche che ne conseguono.

L’altra volta ci era andata bene, ma preferiamo non tentare la sorte anche questa volta. È sicuramente un Tiger Meet un po’ sottotono, anche se a dire il vero quasi mai i reparti partecipanti sono al completo, però stavolta ci sono defezioni importanti: mancano totalmente i francesi, sia con la componente terrestre che con quella navale, gli olandesi, che dopo il passaggio all’F35 latitano, gli austriaci, gli Efa tedeschi, i portoghesi, i turchi, che mai metterebbero piede sul suolo greco ed infine i cechi.  

Dimezzata anche la partecipazione dei reparti ad ala rotante, mancano infatti all’appello sia i francesi che gli inglesi.

Deludente è stata anche l’aspetto colorato del Tiger di quest’anno, infatti di aerei totalmente Tiger c’era il nostro Efa del 12° gruppo,

Il Tornado tedesco desertico, già visto a Beja l’anno precedente,

Il Gripen ungherese tigrato a due toni di grigio e l’Efa tedesco presente per l’airshow, tutti gli altri si sono limitati a dipingere le code, i serbatoi supplementari o altri particolari degli aerei.

Del tutto inaspettata la partecipazione alle missioni di due T345A del 214° gruppo di Galatina, uno dei quali colorato in modo molto accattivante: per metà a strisce rosse e nere e con un a testa di felino ruggente sul timone.

Questo l’elenco completo dei partecipanti:

Reparti Tiger  
Elleniki Aeroporia 335 MiraAraxos ABF-16C/D Fighting Falcon
Belgian Air Force  31 SmdKleine Brogel ABF-16A/B MLU
Ami 21° GruppoGrazzanise ABHH.101 Caesar
Swiss Air Force Staffel 11Meiringen ABF/A-18C/D Hornet
Luftwaffe TaktLwG 51Schleswig ABTornado IDS & ECR
Czech Air Force  221 VrLNáměšť ABUH-1Y Venom
Ami 21° Gruppo 12° GruppoGioia Del Colle ABEF-2000 Eurofighter
Ejército del Aire ALA 15BA ZaragozaEF-18+ Hornet
Magyar Légierő 101/1 SqnKecskemét ABJAS-39C/D Gripen
Polish Air Force  6 ELTPoznań ABF-16C/D Fighting Falcon
Partecipanti esterni 
Ami 214° GruppoLecce GalatinaLeonardo T-345A
GFDHohn ABLearjet
Ejército del Aire ALA 31BA ZaragozaAirbus A400M Atlas (T.23)
                        Solo in airshow 
Luftwaffe TaktLwG 74Neuburg ABEF-2000 Eurofighter
Elleniki Aeroporia 338 MDVAndravida ABF-4E Phantom II
Elleniki Aeroporia Demo TeamKalamata ABT6A Texan II Daedalus
Elleniki Aeroporia Team ZeusSouda AbF-16C Fighting Falcon

Partiamo speranzosi ma le nostre aspettative saranno gelate, nel vero senso della parola, da un clima per niente mediterraneo e molto anglosassone, con nuvole basse, vento, cielo grigio o bianco latte, qualche accenno di pioggia. Sarà così per entrambi i giorni della nostra permanenza dentro la base, unica eccezione il sabato durante il quale però non vola nulla.  Il meteo non si può combattere, ci si può solo adattare, evidentemente il clima è cambiato anche qui e ne prendiamo atto, faremo quello che è possibile fare date queste condizioni.

Il venerdì all’orario stabilito, fatte le registrazioni, veniamo accompagnati in pullman nell’area predisposta per gli spotters. Rispetto al 2022 siamo posizionati più verso la testata pista 36, a un po’ meno di metà pista, posizione buona per riprendere i decolli nel punto di stacco, mentre la distanza dall’asse della pista è parecchio più elevata; in effetti l’altra volta eravamo troppo vicino, per cui la posizione è soddisfacente, a lato anche a uno dei punti di rullaggio.

Pista in uso 36, partono quattro F16 greci, dopodiché il vento gira quasi di 180 gradi e costringe ad usare la pista 18.

Questo significa che con quasi due terzi di pista a disposizione quando saranno a tiro gli aerei saranno già molto alti e riprenderli da sotto con il cielo grigio non è proprio il massimo, ma che ci possiamo fare? Così è. Tutta la prima missione funzionerà così.

Nell’intervallo di pranzo visitiamo i banchetti dei vari reparti, ognuno dei quali ha una tenda dedicata, anche quelli presenti solo in qualità di osservatori, e cominciamo a respirare un po’ di sano spirito Tiger.

Il pomeriggio il meteo ha una piccola parentesi di schiarite ed il vento è quello giusto, tanto da permetterci di riprendere i decolli di una parte degli aerei dalla parte favorevole e con luce migliore, poi tutto torna come prima e così si chiuderà la giornata. Sabato di intervallo soleggiato, poi la domenica mattina si ritorna in base.

La maggior parte del pubblico è composto dagli spotters che erano presenti anche il venerdì, non c’è ressa, e l’atmosfera è abbastanza rilassata, niente delirio da airshow per fortuna, del resto con le display che sono previste non c’è proprio da impazzire. Il meteo non è molto cambiato, riusciamo a ritrarre tutta la statica con un sole che va e viene, scambiare quattro chiacchiere con gli equipaggi, comperare magliette e patches, poi il cielo ritorna color latte proprio quando inizia l’airshow.

La prima esibizione è quella dell’Efa del TaktLwG 74 Molders della Luftwaffe, dipinto di scuro con le ali tutte tigrate, lo stesso si esibirà per la seconda volta in chiusura di airshow.

È poi la volta del T6 Daedalus greco che delizia il pubblico con passaggi radenti a bassa quota e uso abbondante di fumogeni.

A seguire, al posto del previsto F18 spagnolo,

una gradita sorpresa, un vecchio Phantom II proveniente dalla vicina Andravida si esibisce in una display tiratissima, anche considerando l’età e le caratteristiche del velivolo; sicuramente il  momento più alto dell’airshow a livello emotivo.

Si esibisce poi lo JAS 39 Gripen ungherese

e poco dopo il padrone di casa, lo F16 Zeus greco.

Chiude l’airshow la seconda display dell’Efa Molders, mentre il cielo è ripiombato nel grigio assoluto e, dopo avere curiosato ancora un po’ tra le bancarelle, usciamo dalla base.

Sembrerebbe tutto finito dato che è domenica e non dovrebbe volare più nulla, ma non andrà così. Quando si ha a che fare con i militari bisogna sempre tenere le orecchie aperte per interpretare gli avvenimenti nel modo previsto. Veniamo a sapere che alle 17.30 è schedulata la partenza di tutti gli special color per comporre un pattuglione che farà un sorvolo sopra il Partenone ad Atene. Ci crediamo ed attendiamo sorbendo birra gelata in un bar poco discosto dalla base. All’ora prevista partono quattro elicotteri, da li capiamo che effettivamente qualcosa bolle in pentola.

Dopo poco cominciano in sequenza i decolli, che non possiamo riprendere da fuori per i motivi sopra esposti. In totale partiranno 11 aerei, gli special più quelli incaricati di effettuare le riprese. A questo punto capiamo di avere una buona chance di riprendere gli special al ritorno in atterraggio, conosciamo bene i dintorni della base ed ogni stradina, sappiamo dove posizionarci senza correre rischi. Nascondiamo l’auto al riparo di una serra, di cui è circondata la base, per la coltivazione di fragole ed ortaggi fuori stagione, di li a poco arriveranno altri quattro fotografi stranieri. Attendiamo con pazienza e verso le diciotto e venti arriva il pattuglione e fa un sorvolo sopra il cielo campo, poi sparisce, probabilmente per un altro sorvolo sopra il ponte di Patrasso.

Alla fine arrivano ed atterrano in sequenza, il cielo è quello che è, ma almeno abbiamo aggiunto un tassello al reportage.

Neanche a dirlo, pochi minuti dopo l’ultimo atterraggio, sbuca il sole al tramonto da una spessa cappa di nubi bianche, lo consideriamo di buon auspicio per i nostri prossimi viaggi aeronautici. Il Silver Tiger Trophy, il trofeo che premia chi ha raggiunto il punteggio più alto nella somma dei punti accumulati durante tutte le missioni volate, lo hanno vinto i ragazzi del 12° gruppo di Gioia del Colle, oltre al Best Tiger Aircraft per la migliore colorazione speciale, e saranno loro ad ospitare il prossimo Tiger Meet nel settembre del 2027 a Gioia del Colle, per cui prepariamoci perché sarà un Tiger memorabile come lo fu quello del 2023.

Spring has arrived, bringing renewed passion and a longing for warmth after a long, uneventful winter. With the desire for adventure, a trip to Greece for the Tiger Meet event was quickly planned. Although attendance was lower than expected, with notable absences among various air forces, hope remained for an enjoyable experience. The weather, however, was less than cooperative, providing a gray and uninviting backdrop. Despite this, a mini airshow showcased impressive performances, creating memorable moments. As the event concluded, a beautiful sunset served as a symbol of hope for future air travel adventures, reminding all of the thrill aviation brings.


8 Club Magiche Frecce: Cultura Aeronautica in Mostra a Lurate Caccivio

13 giugno 2026

(Foto e testo a cura di Giovanni Carletti)

Anche quest’anno il Festival della Città di Lurate Caccivio ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra cittadini, associazioni e realtà del territorio. La manifestazione ha offerto alle numerose associazioni partecipanti la possibilità di allestire uno stand dedicato alla presentazione delle proprie attività, permettendo al pubblico di conoscere da vicino il valore e l’impegno che ogni realtà mette quotidianamente a disposizione della comunità.

Tra i protagonisti dell’evento c’era anche 8 Club Magiche Frecce, presente con uno stand di dimensioni eccezionali, pensato per offrire ai visitatori un’esperienza coinvolgente e ricca di contenuti. Oltre all’esposizione della nostra collezione di quadri fotografici, modellini e materiale storico che raccontano l’affascinante storia delle pattuglie acrobatiche italiane, abbiamo avuto il piacere di presentare una vera attrazione speciale: un simulatore di volo unico nel suo genere.

La special guest dello stand è stata infatti la parte anteriore di un MB-339 PAN, completa di seggiolino eiettabile e sistema di realtà virtuale (VR), che ha permesso ai visitatori di vivere un’esperienza immersiva estremamente realistica.

Questa piacevole sorpresa ci e’ stata fatta dagli Amici di Volandia che hanno fornito il materiale e presidiato con due bravissimi volontari! Ulteriore sorpresa e’ stato l’arrivo allo stand della sig.ra Rossella Boscolo Presidente dell Associazione Volontari di Volandia e del marito, il Com.te Angelo Boscolo, ex pilota solista della Pattuglia Acrobatica Nazionale sul G91, che e’ stato subito preso d’assalto con tantissime domande e curiosita’ raccontate 🙂

Seduti all’interno dell’abitacolo e indossando il visore VR, grandi e piccoli hanno potuto provare l’emozione del volo come veri piloti.

La giornata di sabato è stata particolarmente intensa e ricca di soddisfazioni. Tantissimi bambini, ragazzi e adulti si sono fermati presso il nostro stand, incuriositi dal simulatore e desiderosi di approfondire il mondo dell’aviazione. È stata un’occasione preziosa per condividere conoscenze e passione, spiegando ai più giovani alcuni concetti fondamentali del volo.

Tra gli argomenti più apprezzati ci sono stati i cosiddetti “six-pack”, ovvero il gruppo dei sei strumenti principali presenti sugli aeroplani tradizionali. Abbiamo illustrato il funzionamento dell’altimetro, che indica la quota di volo; dell’anemometro, che misura la velocità; dell’orizzonte artificiale, fondamentale per mantenere l’assetto corretto; della bussola giroscopica per l’orientamento; del variometro, che segnala salita e discesa; e dell’indicatore di virata e coordinazione.

Particolare interesse ha suscitato anche la spiegazione della strumentazione del Cessna 172, uno degli aerei da addestramento più diffusi al mondo. I visitatori hanno potuto scoprire come il pilota controlla costantemente i parametri del motore, il livello del carburante, la temperatura dell’olio e gli strumenti di navigazione, comprendendo quanto sia importante interpretare correttamente tutte le informazioni disponibili per condurre un volo in sicurezza.

Durante tutta la manifestazione, numerosi cittadini si sono avvicinati al nostro spazio espositivo, facendo domande, condividendo ricordi legati al mondo aeronautico e mostrando grande interesse per le attività del club. È stato estremamente gratificante vedere tanta curiosità e partecipazione da parte del pubblico.

Desideriamo rivolgere un sentito ringraziamento alla Pro Loco di Lurate Caccivio per l’eccellente organizzazione dell’evento e per l’opportunità offerta alle associazioni del territorio di farsi conoscere e valorizzare.

Un grazie speciale va inoltre al Consiglio del Club e a tutti i Soci che, con il loro impegno, la loro disponibilità e il loro entusiasmo, hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, supportando l’allestimento dello stand, accogliendo i visitatori e partecipando attivamente durante tutte le giornate dell’evento.

Il successo ottenuto e l’interesse dimostrato dal pubblico ci motivano a continuare nel nostro lavoro di divulgazione e promozione della cultura aeronautica.

Arrivederci al prossimo anno! ✈️🇮🇹


Da 35 anni voliamo alti sulla scia di una passione senza tempo, custodendo nel cuore quel tricolore che il Comandante Moretti, con la sua firma, ha impresso per sempre nella storia del nostro Club.

11 giugno 2026

(foto e testo a cura di Renato Alberio)

Ci sono uomini il cui destino si intreccia in modo indissolubile con la storia del nostro Paese. Per gli appassionati del volo e per i soci del nostro Club, il nome del Colonnello Alberto Moretti evoca immediatamente 35 anni di immutata passione da quando, il 28 aprile 1991, firmava l’attestato ufficiale che sanciva la nascita del 8° Club “Magiche Frecce”.

Originario di Casagiove (Caserta), ma friulano d’adozione, Alberto Moretti è stato l’uomo giusto al momento giusto. Pilota militare d’eccezione, entra a far parte delle Frecce Tricolori nel 1981, vivendo da protagonista l’evoluzione della Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN) a bordo dell’allora nuovissimo velivolo MB-339PAN

La prova più difficile: la rinascita dopo Ramstein. All’indomani della tragedia di Ramstein del 1988, Alberto Moretti viene chiamato a una responsabilità enorme: guidare la ricostruzione morale e tecnica dei piloti in volo assumendo il ruolo di Capoformazione (“Pony 1”). Con una leadership ferma, fondata sul rigore e sulla sicurezza, Moretti riporta la formazione in cielo. Nel 1991, completata la rinascita acrobatica, assume ufficialmente la guida a terra dell’intero reparto come Comandante del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico (“Pony 0”). Sotto il suo comando, le Frecce Tricolori non solo tornano a solcare i cieli, ma ritrovano quell’abbraccio con il pubblico che rischiava di andare perduto, dimostrando al mondo la resilienza e l’eccellenza dell’Aeronautica Militare

Per aumentare l’impatto visivo ed emotivo della chiusura, Moretti ebbe l’intuizione di far presentare i velivoli disposti ad “alona” ma angolati direttamente davanti al pubblico, per poi effettuare una salita in virata e allontanarsi. Questa manovra permette ai fumi bianchi, rossi e verdi di distendersi in modo persistente nel cielo, creando quello che tutti conoscono come “il tricolore più lungo del mondo”. La manovra fu presentata per la prima volta il 17 settembre 1989 a Porto Santo Stefano (Monte Argentario), riscuotendo un successo clamoroso. Oltre a questa specifica evoluzione geometrica, l’opera di Moretti non si è limitata a inventare singole acrobazie, ma ha ridefinito il concetto stesso di esibizione ideando i “Display sull’acqua”. Ha infatti ridisegnato i parametri di sicurezza e le traiettorie dell’intero programma per permettere ai 10 jet MB-339PAN di esibirsi fuori dagli aeroporti militari, portando le figure tradizionali a specchiarsi in totale sicurezza su laghi e mari.

Il culmine della rinascita guidata dal Comandante Moretti arrivò nell’estate del 1992. Al comando delle Frecce Tricolori, Moretti guidò lo storico tour in Nord America per i 500 anni della scoperta dell’America. Un’impresa epica fin dal volo di trasferimento, che vide i piccoli jet italiani attraversare l’Oceano Atlantico passando per i ghiacci dell’Islanda e della Groenlandia. Il sorvolo tricolore della Statua della Libertà a New York e l’intuizione di Moretti di accompagnare i fumi acrobatici con la voce di Luciano Pavarotti sancirono il definitivo trionfo mondiale della pattuglia, commuovendo milioni di spettatori e regalando all’Italia un orgoglio senza confini

Dopo aver lasciato il comando della PAN, Moretti non ha mai smesso di dedicarsi alla sua più grande passione. Ha continuato a lavorare come consulente aeronautico per l’organizzazione di grandi manifestazioni aeree, è diventato giornalista pubblicista, continuando a raccontare la bellezza del volo con la semplicità dei grandi divulgatori.

Oggi, a 35 anni dalla nascita del nostro Club, ricordare la figura del Comandante Alberto Moretti significa celebrare non solo un pilota straordinario, ma l’uomo che ha saputo guidare le Frecce Tricolori fuori dalla tempesta, consegnandoci la leggenda che ancora oggi custodiamo ed ammiriamo.

For 35 years, we have been flying high in the wake of a timeless passion, cherishing in our hearts the tricolor that Commander Moretti, with his signature, forever imprinted in the history of our Club.

There are men whose fates are inextricably intertwined with the history of our Country. For flight enthusiasts and members of our Club, the name of Colonel Alberto Moretti immediately evokes 35 years of unwavering passion since April 28, 1991, when he signed the official certificate that marked the birth of the 8th “Magiche Frecce” Club. Originally from Casagiove (Caserta), but Friulian by adoption, Alberto Moretti was the right man at the right time. An exceptional military pilot, he joined the Frecce Tricolori in 1981, leading the evolution of the National Aerobatic Team (Pattuglia Acrobatica Nazionale – PAN) aboard the then-brand new MB-339PAN aircraft. In the aftermath of the Ramstein tragedy in 1988, Alberto Moretti was called upon to take on an enormous responsibility: leading the pilots’ morale and technical recovery in the air, assuming the role of Formation Leader (“Pony 1”). With firm leadership, grounded in rigor and safety, Moretti led the formation back into the skies. In 1991, having completed the aerobatic revival, he officially assumed ground leadership of the entire unit as Commander of the 313th Aerobatic Training Group (“Pony 0”). Under his command, the Frecce Tricolori not only returned to the skies, but also rediscovered the bond with the public that had risked being lost, demonstrating to the world the resilience and excellence of the Italian Air Force. To heighten the visual and emotional impact of the closing ceremony, Moretti had the idea of ​​having the aircraft appear in a “halo” formation, angled directly in front of the audience, before climbing and turning away. This maneuver allows the white, red, and green smoke to stretch persistently across the sky, creating what is known as “the longest Italian flag in the world.”. The culmination of the rebirth led by Commander Moretti came in the summer of 1992. As commander of the Frecce Tricolori, Moretti led the historic North American tour to commemorate the 500th anniversary of the discovery of America. An epic feat, beginning with the transfer flight, which saw the small Italian jets cross the Atlantic Ocean via the ice of Iceland and Greenland. The Italian-flagged flyby of the Statue of Liberty in New York and Moretti’s vision of accompanying the acrobatic smoke displays with the voice of Luciano Pavarotti sealed the team’s definitive

Fonti: Aeronautica Militare Italiana, Rivista Aeronautica, Brochure Stagionali PAN, Prima Aviation, 8’Club Magiche Frecce Tricolori. Utilizzo delle fonti Fair Use: Diritto di cronaca limitato a fini didattici o scientifici