Ali d’Oro sul Lago di Garda: l’impresa che sfidò le leggi della fisica

20 marzo 2026

(foto e testo a cura di Renato Alberio, foto d’epoca dal Web)

Esistono momenti in cui l’ingegno umano sfida le leggi della fisica per spostare l’orizzonte un po’ più in là. Per gli appassionati del volo, il 10 Aprile 1933 è una data sacra: è il giorno in cui un uomo e una macchina si fusero in un unico dardo Rosso, scrivendo una pagina di storia che, ancora oggi, lascia senza fiato. Sebbene il record mondiale assoluto sia di ottobre, il 10 Aprile Francesco Agello stabilì il primo dei suoi incredibili primati di velocità su idrocorsa.

L’Impresa: La sfida al muro del vento Sul Lago di Garda, nelle acque di Desenzano, quello non fu un giorno come gli altri quando Francesco Agello, un pilota dal sangue freddo e dalla precisione millimetrica, salì a bordo del suo idrocorsa Macchi-Castoldi   M.C. 72. Non c’erano confini da difendere e l’unico avversario era il tempo, l’unico ostacolo era la resistenza dell’aria. Agello spinse il motore al massimo, trasformando il rombo del propulsore in un urlo che lacerò la quiete del lago. Quel giorno, volando a pochi metri dallo specchio d’acqua, raggiunse la velocità incredibile di 682,078 km/h. Fu un primato che sbalordì il mondo: l’Italia aveva creato l’oggetto più veloce mai costruito dall’uomo fino a quel momento. Quell’impresa non fu solo un record, ma la dimostrazione che il coraggio e la tecnica potevano superare ogni limite immaginabile. Il successivo record di Agello del 23 Ottobre 1934 (709,209 km/h) detiene tuttora il primato mondiale per la categoria “idrovolanti a pistoni”, un record rimasto imbattuto da oltre 90 anni.

Il protagonista: Francesco Agello Nato a Casalpusterlengo nel 1902, Francesco Agello non era un uomo di grandi parole, ma di immensa sostanza. Diplomatosi pilota nel 1924, venne scelto per far parte della prestigiosa Scuola di Alta Velocità di Desenzano del Garda. Era considerato l’ultimo dei velocisti, un uomo capace di governare macchine nervose e pericolose con una sensibilità fuori dal comune. Nonostante la fama mondiale derivata dai suoi record, rimase sempre una figura schiva, totalmente dedita al perfezionamento del volo. Agello, nonostante la fama mondiale, rimase un sottufficiale (Maresciallo) per molto tempo prima di essere promosso per meriti eccezionali. Questo lo rende un esempio di pura umiltà perché incarna il talento che nasce dalla base. Dopo il record, interrogato sulla paura e sulla difficoltà di governare un mostro da 3.000 cavalli su uno specchio d’acqua, Agello rispose con una semplicità disarmante: “Non ho fatto altro che il mio dovere di pilota. La macchina era perfetta, il motore cantava bene e il lago era liscio come un biliardo. Il resto è venuto da sé.”  Questa frase racchiude l’essenza del pilota collaudatore: umiltà, fiducia nel mezzo tecnico e una concentrazione assoluta che trasforma un’impresa sovrumana in normale amministrazione

La Macchina: Il Macchi-Castoldi M.C.72 Il vero capolavoro ingegneristico dietro questo record era il Macchi-Castoldi M.C.72. Un idrovolante che sembrava uscito da un romanzo di fantascienza con un motore, un Fiat AS.6 da 24 cilindri a V, capace di sprigionare 3.100 cavalli vapore. La caratteristica tecnica più distintiva erano le due eliche controrotanti coassiali. Questa soluzione eliminava la coppia di reazione che avrebbe reso l’aereo quasi ingovernabile alle alte velocità e una linea affusolata, dipinta nel classico “Rosso Corsa” italiano, con radiatori piatti posizionati direttamente sulle ali e sui galleggianti per massimizzare il raffreddamento senza aumentare la resistenza aerodinamica.

L’eredità Leonardo: Oggi quell’esemplare da record è conservato al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Guardandolo, non si vede solo un aereo, ma lo spirito di un’epoca in cui l’Italia guardava al cielo con l’ambizione di chi non teme confronti. Per noi, Agello rappresenta il DNA della nostra passione: la ricerca della perfezione, il brivido della velocità e l’orgoglio di vedere il tricolore sfrecciare più veloce di tutti

Ancora oggi, varcando i cancelli della Leonardo a Venegono Superiore, si respira quell’eredità. In questo stabilimento, dove oggi nascono l’M-346 e l’M-345, la presenza del modello del M.C.72 e la sfida di Agello continuano a vivere nella ricerca maniacale della prestazione e nell’orgoglio di un’ingegneria che non ha mai smesso di puntare al primato

Golden Wings on Lake Garda: the feat that defied the laws of physics For flight enthusiasts, April 10, 1933, is a sacred date: it is the day a man and a machine merged into a single red dart, writing a page of history that, even today, leaves us breathless. Although the absolute world record dates back to October, on April 10th Francesco Agello set the first of his incredible speed records on a seaplane. On Lake Garda, in the waters of Desenzano, that was no ordinary day when Francesco Agello, a cool-headed pilot with pinpoint precision, climbed aboard his Macchi-Castoldi MC 72 seaplane. There were no boundaries to defend, and the only opponent was time; the only obstacle was air resistance. Agello pushed the engine to maximum, transforming the roar of the engine into a scream that pierced the stillness of the lake. That day, flying just a few meters above the water, he reached the incredible speed of 682.078 km/h. It was a record that stunned the world: Italy had created the fastest object ever built by man up to that point. That feat was not just a record, but a demonstration that courage and technique could surpass any imaginable limit. Agello’s subsequent record on October 23, 1934 (709.209 km/h) still holds the world record for the “piston-powered seaplane” category, a record that has remained unbeaten for over 90 years. The true engineering masterpiece behind this record was the Macchi-Castoldi M.C.72. A seaplane that looked like it had been plucked from a science fiction novel, with a 24-cylinder Fiat AS.6 V-engine capable of delivering 3,100 horsepower. Its most distinctive technical feature was its twin coaxial, counter-rotating propellers. This solution eliminated the torque that would have made the aircraft nearly uncontrollable at high speeds, and its streamlined lines, painted in classic Italian “Rosso Corsa,” with flat radiators positioned directly on the wings and floats to maximize cooling without increasing aerodynamic drag.

Fonti: Aeronautica Militare Italiana – Ufficio Storico. Museo Storico dell’Aeronautica Militare (Vigna di Valle). Leonardo, Venegono Superiore Comune di Desenzano del Garda Macchi C.72” (Gregory Alegi) collana “Ali d’Italia”. Video originale dell’Archivio Luce: https://www.youtube.com/watch?v=DiDc193RahQ Utilizzo delle fonti Fair Use: Diritto di cronaca limitato a fini didattici o scientifici


La Favola di Luca

23 Maggio 2024

C’era una volta, in un piccolo villaggio circondato da verdi colline e vasti campi di grano, un bambino di nome Luca. Luca era un ragazzo vivace e curioso, sempre in cerca di avventure. Ogni giorno, mentre giocava all’aperto, notava un magnifico falco che solcava il cielo con incredibili acrobazie.

Il falco, con le sue ali larghe e il volo aggraziato, catturava l’attenzione di Luca come niente altro. Il bambino passava ore a guardare l’uccello, immaginando di volare al suo fianco, sentendo il vento sul viso e vedendo il mondo dall’alto.

Gli anni passarono e la passione di Luca per il volo crebbe insieme a lui. Non si limitava più a osservare il falco; iniziò a leggere libri sugli uccelli e sugli aerei, disegnando incessantemente alianti e velivoli sui quaderni di scuola. Quando i suoi genitori gli regalarono un modellino di aeroplano per il suo decimo compleanno, Luca capì che il suo sogno era diventare un pilota.

Determinato a realizzare il suo sogno, Luca studiò con impegno e, una volta finito il liceo, si iscrisse a una scuola di aviazione. Ogni lezione, ogni ora di volo, lo avvicinava sempre più al cielo che tanto amava. Il suo talento e la sua passione non passarono inosservati, e i suoi istruttori lo incoraggiarono a puntare in alto.

Un giorno, mentre stava effettuando una delle sue prime acrobazie aeree da solo, Luca ricordò il falco della sua infanzia. Quelle evoluzioni che aveva ammirato e sognato di replicare ora erano parte della sua realtà. Con grande emozione, decise di aspirare a diventare un pilota delle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica nazionale italiana.

Gli anni di duro lavoro e dedizione portarono Luca a realizzare il suo sogno. Superò selezioni rigide e allenamenti intensi, dimostrando non solo abilità tecniche, ma anche coraggio e spirito di squadra. Finalmente, il giorno tanto atteso arrivò: Luca indossò l’uniforme delle Frecce Tricolori.

Volare con le Frecce Tricolori era un’esperienza incredibile. Ogni acrobazia, ogni formazione, ogni spettacolo aereo era un tributo al falco che lo aveva ispirato tanti anni prima. Luca, ora adulto, sorrideva ogni volta che si librava nel cielo, ricordando il bambino che guardava verso l’alto con occhi sognanti.

E così, la passione di un bambino per un falco si trasformò in un sogno realizzato, e Luca divenne uno dei più grandi piloti acrobatici, ispirando a sua volta tanti altri giovani a guardare verso il cielo e a inseguire le proprie passioni.


Brian Shul – From Butterflies to Blackbirds

24 febbraio 2024

Sei appassionato del mitico SR-71 Blackbird? Allora non puoi perderti questo video nel quale Brian Shul spiega la sua lunga carriera fino ad arrivare ad essere l’unico pilota che ha volato tre missioni in tre giorni consecutivi.

Attiva i sottotitoli se serve 🙂

Brian Shul utilizza foto e storie come veicolo per raccontare una storia ispirata di speranza, superando gli ostacoli e osando sognare. Dal trovarsi vicino alla morte nelle giungle del sud-est asiatico al pilotare il jet più veloce del mondo, Brian condivide il suo straordinario viaggio in una presentazione indimenticabile che non solo rivela dettagli affascinanti sul pilotaggio dell’SR-71, ma anche un messaggio significativo sulle opportunità della vita.

Nato a Quantico, Virginia nel 1948, Brian si è laureato in Storia e Antropologia alla East Carolina University nel 1970. Volando in missioni di supporto aereo ravvicinato in Vietnam, ha effettuato 212 missioni prima che il suo aereo fosse abbattuto. Gravemente ustionato nell’incidente, gli sono state date poche possibilità di sopravvivenza. Ha trascorso un anno in ospedale, ha subito 15 interventi chirurgici ricostruttivi e dopo innumerevoli ore di terapia fisica, Brian ha sorpreso i suoi medici ed è tornato a volare sugli aerei. Inoltre, ha volato sull’A-7D ed è stato nel primo squadrone A-10, diventando un pilota dimostrativo di spettacoli aerei. Brian ha anche insegnato alla TOPGUN School dell’Air Force e ha culminato la sua carriera nell’aeronautica militare con la scelta di pilotare il principale aereo spia del mondo, l’SR-71. Questo è stato un risultato notevole considerando che era necessario un fisico da astronauta per qualificarsi per l’aereo che normalmente volava al di sopra del 95% dell’atmosfera terrestre. Solo 93 piloti dell’aeronautica militare nella storia hanno volato sull’SR-71, ancora oggi l’aereo più veloce mai costruito. Brian ha volato sul Blackbird per 4 anni ed è stato il pilota che ha fornito le foto chiave dei campi terroristici libici al presidente Reagan durante la crisi libica nel 1986, quando è diventato l’unico pilota dell’SR-71 a compiere 3 missioni in 3 giorni consecutivi.

Brian si ritirò dall’Air Force nel 1990 e perseguì i suoi interessi di scrittura. Ha scritto un libro sul volo dell’SR-71 e lo ha illustrato con la sua fotografia. Gli è valso il premio Aviation Book of the Year dallo Smithsonian. Ha scritto altri quattro libri sull’aviazione, per i quali si è occupato di volo, scrittura e fotografia. È l’unico uomo in America ad aver volato a lungo sia con gli Air Force Thunderbirds che con i Navy Blue Angels nella realizzazione di quei libri. Il suo libro Sled Driver sull’SR-71 è oggi il libro più popolare su quell’aereo in tutto il mondo.

La straordinaria storia del ritorno di Brian ha ispirato il pubblico a livello nazionale. Ha ricevuto il National Spirit of Freedom Award, il prestigioso Silver Eagle Award, e la scorsa estate è stato inserito nella Air Force Legends Hall of Fame. Ha terminato la sua carriera di volo con 5000 ore, avendo volato sul T-28A/B/C, AT-28D, A-7D, A-10, F-5B, F-100, F-15 e SR-71. Brian è il proprietario della Gallery One a Marysville, in California, dove sono esposte le sue fotografie naturalistiche acclamate a livello nazionale.


J79 il motore dell’aereo F-104: un’innovazione tecnologica che ha spinto i limiti dell’aviazione

22 giugno 2023

L’aereo Lockheed F-104 Starfighter è stato uno dei velivoli più iconici e innovativi della sua epoca, ed è noto per il suo motore potente ed efficiente che lo ha reso uno dei caccia più veloci mai costruiti. Il motore Pratt & Whitney J79, installato sul F-104, ha giocato un ruolo fondamentale nel rendere questo aereo una pietra miliare nell’aviazione.

(fonte:wikipedia)

Lo sviluppo del motore J79 è iniziato nel 1952 e fu progettato specificamente per soddisfare le esigenze dell’F-104. Era un motore a getto a turbina, noto anche come “turbojet”, che offriva prestazioni straordinarie. Il J79 era un motore a compressore assiale a due alberi con postbruciatore, il che significava che poteva fornire spinta aggiuntiva in situazioni di emergenza o durante le manovre ad alta velocità.

Il motore J79 era alimentato da una miscela di carburante a base di idrocarburi e ossigeno compresso, che veniva accesa da una candela di accensione e trasformata in una potente spinta attraverso la combustione. Era capace di produrre oltre 15.000 libbre di spinta con il postbruciatore attivato, permettendo all’F-104 di raggiungere velocità supersoniche e altitudini elevate.

L’F-104, equipaggiato con il motore J79, ha stabilito numerosi record di velocità e altitudine. Nel 1958, un F-104A raggiunse un’incredibile velocità di 2.259 miglia orarie (circa 3.640 chilometri all’ora) durante un volo di prova. Questo record rimase imbattuto per molti anni e sottolineò la potenza e l’efficienza del motore J79.

L’F-104 è stato utilizzato in diverse forze aeree di tutto il mondo, e il suo motore è stato costantemente migliorato e aggiornato nel corso degli anni. Sono state sviluppate varianti del J79 che offrivano ancora più potenza e prestazioni, come il J79-GE-19 utilizzato nell’F-104S italiano, che era in grado di produrre una spinta di oltre 17.000 libbre.

Nonostante il suo successo, l’F-104 ha anche guadagnato la reputazione di essere un aereo difficile da pilotare, in parte a causa della sua elevata velocità e del suo design particolare. Tuttavia, il motore J79 ha dimostrato di essere affidabile e di grande potenza, consentendo all’aereo di eseguire manovre ad alta velocità e di superare i limiti precedentemente raggiunti.

Il motore Pratt & Whitney J79 ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’aviazione grazie al suo ruolo nell’F-104 Starfighter. La combinazione di un aereo all’avanguardia e un motore potente ha consentito all’F-104 di dominare i cieli, stabilire record e sfidare i limiti dell’aeronautica militare. L’eredità del J79 vive ancora oggi, poiché il suo design e la sua tecnologia hanno aperto la strada a motori successivi che hanno portato aerei ancora più veloci e più potenti nell’era moderna.


I motori criogenici dei vettori per lo spazio

3 gennaio 2023

Bellissimo video che spiega il funzionamento dei motori usati sullo Space Shuttle, iniziando con i modelli più semplici, introducendo la necessità di usare le turbo pompe e mostrando le varie soluzioni provate per arrivare agli attuali motori criogenici!


Come funziona un P51D

7 febbraio 2022

Ti sei mai chiesto come e’ fatto e come funziona un P51D? Sfruttando la computer graphics, e’ oggi possibile capire i dettagli di questa bellissima macchina volante: il video e’ in inglese ma se vuoi fare un po’di pratica attiva i sottotitoli!


Ciao Paolo

14 aprile 2013

Ciao Paolo, siamo ancora tutti sconcertati della notizia, inaspettata per molti! Ci manchi gia’ adesso, tutti questi anni passati insieme hanno formato un bel gruppo di amici con legami molto profondi: le Frecce Tricolori sono state un punto catalizzatore delle nostre serate insieme…     Non vedo l’ora di partecipare al prossimo air show delle Frecce solo perche’, guardando in alto,  sono sicuro che nel cielo blu vedremo anche te…


Volare con un F4D Phantom si puo’…

26 novembre 2010

La Collings Fundation, associazione americana che opera con diversi aerei storici, tra cui B17 e B24, offre la possibilita’ di volare su un F4D Phantom II per la modica cifra di 12’500 dollari 😦 .

Per chi volesse spendere meno, si puo’ volare anche su un Douglas Ta-4J SkyHawk biposto al costo di 7’800 dollari… un affare !!!!

notizia segnalata da Massimiliano


Parti di Mirage in vendita

26 novembre 2010

A Parigi durante il mese di ottobre e’ stato esposto sugli Champs Elysees davanti all’Hotel Marcel Dassault, un Mirage 5 BR gia’ in servizio con lo Squadron 42 dell’aeronautica belga.

Per celebrare il cinquantenario del primo volo del Mirage III (09/10/1960 !!!) sono state vendute anche diverse parti di Mirage, il cui ricavato verra’ deoluto in beneficenza: cerca su internet se trovi qualcosa da acquistare! 

Massimiliano


Meiringen: resoconto scritto da Gina

22 gennaio 2010

8 ottobre 2009

Meiringen: ovvero la giornata di inizio viaggio nella conoscenza dell’aviazione (svizzera)

Meiringen – Canton Berna – Cime Montuose – Vallate – Campi – mucche e casolari in mezzo a tutta questa bella natura una pista con delle sbarre che si abbassano al passaggio … degli aerei dell’aviazione svizzera…

Ed ancora decolli, sorvoli ed atterraggi e tanta gente curiosa, indaffarata ed appassionata!

Cielo oscuro con minaccia di pioggia, ombrelli, giacche a vento e zoom, tanti zoom, di quelli che sono venuti per portare a casa non il ricordo, ma „un pezzo“ di questa giornata sperando che i colori impressi nella fotografia possano far risvegliare nel cuore il “battito dell’emozione” ,  facendo ricordare il suono dei motori degli aerei…

Gli aerei sono quasi tutti grigi, uno solo ha un bel disegno colorato come una tigre, splendente, per ricordare anche in Svizzera che c’e’ un ruggito che non e’ quello dei felini in gabbia!

Ci sono tanti momenti di calma sulla pista in attesa dei decolli ma anche di tanta emozione per quando ritornano dopo l’esecuzione dei voli nella vallata con tiri di esercitazione..

Silenzi di attesa, parole spese bene per conoscerci tra di noi e per conoscere i modelli degli aerei e degli elicotteri, capendo come sono assemblati e per sapere la loro provenienza..

Amici che ti accolgono nel gruppetto di appassionati, ti chiariscono i dubbi e ti trasmettono la passione, perche come dice il nostro Paolo, “se non c’e’ la passione non c’e’ niente”…

E poi arriva il momento di ritornare a casa ma nelle orecchie e nel cuore c’e’ ancora il suolo dei motori degli ultimi decolli, quelli che per vincere la forza di gravita’ (che ci tiene tutti con i piedi sulla terra) ti fanno “risuonare dentro” quelle vibrazioni che ti fanno desiderare di volare, di innalzarti anche tu nel cielo ed immaginare che potrebbe essere bello poter volare con ali come quelle degli uccelli!!!

Grazie a tutti e specialmente a Paolo, Romano e franco per la bellissima giornata passata insieme!