Reportage Jesolo Airshow 2023

1 ottobre 2023

(testo e foto a cura di Angelo Bottazzi)

Jesolo Airshow, a meno di ricorrenze particolari, è di solito lo spettacolo aeronautico nazionale di migliore qualità dell’anno.

Si svolge sul lungomare al pomeriggio e questo da la possibilità di godersi due mezze giornate di bagni e tintarella in attesa dell’evento, il clima è di solito piacevole, data l’estate inoltrata, e la partecipazione di appassionati è molto elevata.

Il primo giorno ci sono le prove e il secondo l’airshow vero e proprio, anche se le differenze sono minime, e questo da la possibilità di studiare le varie esibizioni in anticipo per essere pronti ad immortalarle al meglio il giorno dell’airshow, con evidenti vantaggi. La qualità delle partecipazioni è sempre molto elevata trattandosi di una manifestazione consolidata e ben organizzata, sempre a livello internazionale, che riesce ad attirare pattuglie e aerei da display da tutto il mondo.

Quest’anno le due star dell’evento erano sicuramente la Patrouille de France, con alle spalle 70 anni di storia,

e l’F/A18C della Schweizer Luftwaffe:

Elevato come sempre il supporto dell’AMI, che oltre a mettere a disposizione la base di Istrana per i rischieramenti degli assetti esteri, ha presentato il Reparto sperimentale al completo con C27J, T346A e Typhoon, 2 Amx del 51′ Stormo e naturalmente le Frecce Tricolori.

Presenti anche diversi elicotteri: il nuovissimo AW169 della Guardia di Finanza, che si è esibito insieme alla motovedetta simulando un intervento contro i contrabbandieri

l’AW139 dei Vigili del Fuoco, che ha effettuato una dimostrazione di soccorso in mare con recupero dell’infortunato

e il sempre presente HH139B SAR del 15′ Stormo, che ha anch’esso effettuato la simulazione di intervento in mare in caso di incidente

infine l’A129 Mangusta dell’Esercito, che ha intrattenuto il pubblico con un lungo display in cui ha dato prova delle sue caratteristiche di maneggevolezza.

Presenti anche all’inizio della manifestazione l’AW139 della Polizia di stato

e l’AB412 dei Carabinieri Forestali. Per quanto riguarda l’acrobazia ad elica erano presenti il Cap 10 di Pocobelli e il Cap 231 di Andrea Pesenato, che dal grande pilota che è, ha dato vita ad una eccezionale prestazione acrobatica.

Citiamo per ultima la Wingwalker Danielle che, tra le doppie ali del Boeing Stearman pilotato dal marito, ha dato prova di un coraggio ed una audacia straordinari.

Tutte le display sono state di un livello molto elevato, nonostante il prudente graduato della Biga continuasse a ripetere ai piloti di stare più lontano! L’esibizione dell’F18 Svizzero è stata da urlo, con manovre ad alto livello di g e l’uso di tutti i flares in dotazione per meglio evidenziare le manovre, degno di nota il looping quadro iniziale.

I tre piloti della Sperimentale non si sono risparmiati e, grazie alla sicurezza della location sul mare, hanno mostrato quello che sanno fare a distanza ravvicinata, a differenza di Pratica dove molto probabilmente avevano delle regole di sicurezza molto più stringenti.

Benissimo le Frecce, con qualche piccola sbavatura il venerdì, come commentato dal comandante.

I francesi hanno un bell’aereo, veloce e ben colorato, usano i fumi al meglio per evidenziare le loro figure, sono eleganti

le figure dei solisti, che variano da due a quattro, sono spettacolari, però, consentitemelo, noi siamo ad un altro livello! Basti a dimostrarlo quella specie di Bomba che però rimane aggrappata in alto e non viene chiusa e i tempi morti a volte un po’ troppo alti.

Il meteo è stato perfetto per entrambi i giorni regalandoci ore di grandi emozioni.

Ce ne andiamo mentre il caldo sole del tramonto colora l’alona tricolore che si dissolve pigramente sul mare.

Arrivederci Jesolo 🙂

The Jesolo Airshow, typically regarded as the highest quality national air show of the year, takes place on the beachfront. With afternoon performances, spectators can enjoy half a day of sun and sea before the event. The first day consists of rehearsals, with the actual airshow on the second day, allowing enthusiasts to study the displays in advance. This year’s stars were the Patrouille de France, with a 70-year history, and the F/A18C from the Schweizer Luftwaffe. Various helicopters also featured, including the AW169 from the Guardia di Finanza and the AW139 from the Fire Brigade. There were also displays by the AMI, showcasing experimental units with C27J, T346A and Typhoon, and naturally, the Frecce Tricolori.


Spotter: Grosseto Media day 8 febbraio 2023

12 febbraio 2023

(testo e foto Angelo Bottazzi)

Sapevamo che una decina di F16 Triple Nickel erano a Grosseto dal 24 gennaio e ci restavano fino al 10 febbraio, per esercitarsi sul Tirreno insieme ai Thypoons del 4 stormo e pare alle portaerei Francese e Spagnola; non avevamo però altre notizie certe sui giorni e gli orari di attività. Ma una conoscenza comune ci segnala che mercoledì 8 febbraio a Grosseto c’è un media day aperto ai giornalisti accreditati. Se si invita la stampa di solito lo si fa per dare dimostrazione e spettacolo.

Il meteo è previsto perfetto, ma freddo e ventoso, ci equipaggiamo da Himalaya e partiamo in piena notte. Alle 8 il sole è sorto e noi siamo parcheggiati nell’unico posto possibile alla testata pista 21R. Siamo ben visibili dall’interno, l’ingresso principale è molto vicino, e in un attimo la security allerta una pattuglia di Carabinieri, ci chiedono i documenti e chiarito chi siamo fanno con noi una bella chiacchierata di almeno mezzora, simpaticissimi, ci dicono che di solito volano un po’ più tardi, poi rientrano dentro alla base.

Adesso siamo tranquilli e possiamo fare quello che vogliamo! Alle 9.30 iniziano le prime richieste di start up al ground. Per ingannare l’attesa arriva un C130 della 46 per effettuare un touch and go, accade spesso perché il traffico civile li limita molto sulla loro base.

Alle 10 parte la prima coppia di 16, Eko 1.1 e 1.2, armati fino ai denti con una Lgb, due bombe a caduta libera, illuminatore laser, apparato ecm, 2 Aim 120 e 1 Aim 9, nonché due serbatoi supplementari. Subito dopo si invola Dardo 1.1, un Efa del 9 gruppo che una volta superata la recinzione della base effettua una arrampicata vertiginosa a full ab fino a sparire in alto nel blu lasciandoci a bocca aperta! Iniziamo bene, l’adrenalina comincia a scorrere libera.

In sequenza partiranno, ben spaziati tra loro altre 2 coppie di F16, Nickel e Viper e ben 5 Dardo tutti del 9 gruppo, ma questi a metà pista arrampicano in cielo e li perdiamo di vista quasi subito; uno di questi, con il timone a scacchi, risulterà poi appartenere al 37 stormo di stanza a Trapani.

Adesso comincia il solito dilemma per capire da dove scenderanno, ma il vento costante da 140 NNE ad almeno 10 nodi ci aiuta, oltre a tentare di congelarci, e devono per forza scendere dal lato verso il mare, dove il sentiero di discesa è ben segnalato in mezzo a campi e carraie, un luogo idilliaco per gli spotters e nessuno a disturbare.

Ci posizioniamo dietro ad un filare di pioppi in attesa come i sicari all’aspetto di Banco, siamo vicinissimi, non li possiamo mancare e siamo soli, non c’è nessuno. I primi entrano in contatto con l’approach a 10 miglia e confermano la discesa per la 03L.

Provo a muovere la ghiera dello zoom, ma l’olio è duro come il cemento, devo provare a ruotare più volte per renderlo un minimo fluido, il freddo fa questi scherzi!

Eccoli gli F16, ci passano davanti belli grigi e pensando di essere tutti dei Maverick cominciano dei finti atterraggi sorvolando a carrello su e a tutta velocità l’asse della pista ad una quota inferiore ai 10 metri, riattaccando in fondo alla base per ripresentarsi e ricominciare lo show! Vanno avanti così per un po’ quando, disturbati dall‘arrivo delle coppie di Efa, si decidono ad atterrare; anche gli Efa faranno un po’ di cinema ma hanno meno tempo e quindi atterrano quasi subito.

A chiudere la mattinata arriva all’atterraggio un TBM 700 della Armee de l’Air pilotato da una francesina, ripartirà due ore dopo. È mezzogiorno, la prima parte della giornata è andata per il meglio, rientriamo all’auto a rifocillarci e a scongelarci e aspettiamo per vedere se voleranno anche nel pomeriggio; intanto mi studio le varie angolazioni prevedendo il cambio della luce pomeridiana. Alle 14 il ground autorizza le prime start up, partiranno 8 F16, 2 Eko, 2 Nickel, 2 Rebel e 2 Viper nonché 4 Leo del 20 gruppo, tra cui un biposto, alcuni montano sotto l’ala un Iris T.

Ci godiamo tutti i decolli dal nostro parcheggino autorizzato sotto gli occhi delle camionette della security! Terminati i decolli si ritorna in campagna e ricomincia l’attesa, stanno fuori a lungo fino a poco prima delle 16, il sole è basso e molto laterale, ci posizioniamo di tre quarti rispetto al sentiero di discesa a pochi metri dalla recinzione. Scendono per primi i 16, belli dorati dalla luce che volge al tramonto, e ricomincia lo spettacolo.

Arrivano a coppie di due appaiati e iniziano un finto attacco alla base che ripeteranno due volte, poi iniziano i passaggi veloci sull’asse pista a very low level! Non riesco più nemmeno a contarli e a forza di urlare ad ogni riattaccata, con la complicanza del vento e del freddo, il giorno dopo sarò completamente afono! Gli ultimi sono i nostri Leo, color biondo, che atterrano con il cavallino nero che si innalza sulla coda.

Anche stavolta abbiamo fatto bingo, e sulla via del ritorno, mentre passiamo a lato degli edifici del 20 e del 9 gruppo, dove fanno bella mostra di sé due magnifici F104 special color, un Typhoon effettua uno scramble serale e si allontana nella semi oscurità, è l’arrivederci che ci ha riservato Grosseto.

Ultima nota operativa ormai tutti gli aerei dell’Ami hanno lo stemma del centenario in bella mostra, siamo agli sgoccioli: prepariamoci!


Recensione libro Volare a Como

13 agosto 2021

Che piacere aprire un cofanetto, trovare due libri e vedere che sono ben fatti! Cosa ormai rara nell’ambito dell’editoria moderna, hai subito la sensazione di avere tra le mani un’opera che materializza anni di esperienze e aneddoti che solo una persona con una grande passione puo’ mettersi a scrivere!

Cesare Baj ha raccolto in questo cofanetto due libri stampati in modo egregio, con foto a colori notevoli sia dal profilo storico che iconografico: in essi possiamo ritrovarci tutta la storia dell’aviazione comasca di ieri e di oggi, parlando di volo idro ma non solo, infatti si racconta di volo a vela, paracadutismo, volo libero, modellismo, le attivita’ del 118 soccorso aereo.

Il tutto e’ incastonato tra i nostri laghi e i monti, fotografati dall’ alto spesso con un idrovolante 🙂

Ho trovato comodissimo anche il formato del libro, portabile, 19×14 cm che ben si adatta a leggerlo in questa calda estate.

Io l’ho messo in borsa, preso la bici, pedalato sul lungolago fino a raggiungere il giardino di Villa Olmo e sotto l’ombra di un albero, sull’erba, mi sono disteso a leggerlo in relax, immaginando il primo aerostato in partenza da Como nel 1907 o il luganese Attilio Maffei “sfrecciare”con il suo Bleriot nel settembre del 1912….

Se ti interessa chiedilo al nostro indirizzo mail oppure lo trovi direttamente in aeroclub a Como.






Volandia finalmente!

26 novembre 2010

Oh finalmente qualcosa di bello da vedere a due passi da casa! 

Abituati ormai alle levatacce delle 03:00 di Paolo per andare a Rivolto, non ci sembra vero partire tranquillamente con la famiglia alle 9.00 !!

Volandia

Volandia

La visita al museo di Volandia e’ a dir poco emozionante! gia’ entrando nella location, ex fabbriche della Caproni , si respira l’aria aeronautica e la storia che si e’ svolta in questi hangar. I volontari “ciceroni” che ci accompagnano nella visita sono spesso ex-lavoratori di industrie aeronautiche della zona e lasciano trasparire la passione del volo  che ci accumuna da subito… peccato che non siano dotati di amplificatore quando parlano pero’!

Si passano in rassegna molti aerei, il CA 1 per esempio e’ primo caproni che ha volato nel 1910, alla guida nessuno aveva la patente di aviatore (essendo agli albori..) quindi hanno preso l’autista dell’auto e promosso sul campo col grado pilota! bei tempi..

Ci sono delle chicche imperdibili, come la moto Ala Rossa prodotta dall’aermacchi su licenza dell’Harley..

Ala rossa

Ala rossa

oppure..

il Caproni Vizzola C22J incredibile idea con la presa d’aria  sulla parte superiore.  Bella l’amientazioen dell’ S79 e del convertiplano BA609..

Ecco alcune foto:

giovanni


Roberto scrive a proposito dell’ EH101 MERLIN…

7 gennaio 2010

Venerdì 30 ottobre 2009

Serata di gala all’8°club Magiche Frecce Tricolori di Lurate Caccivio. Va in scena, presentato dall’ing. Francesco Belloni l’EH101Merlin(falchetto).Come ogni prima donna però non si è svelato subito, infatti si è fatto precedere da una breve cronistoria dell’elicottero.

Non si poteva che partire da Leonardo da Vinci i cui studi nel campo del volo si concretizzarono in disegni e annotazioni confluiti in un unico organico trattato: il famoso Codice sul volo degli uccelli. In non meno altri famosi disegni si può trovare la “vite aerea elicoidale” in cui è il flusso d’aria che passa attraverso la vite che,  secondo l’inventore, dovrebbe sostenere la macchina in volo. Oggi sappiamo che in un elicottero in hovering solo il 20-30% del sostentamento del velivolo viene dalle pale, il restante 70-80% della portanza deriva dall’aria alzata e che passa attraverso il rotore , proprio come aveva ipotizzato il “nostro” Leonardo da Vinci.

Forlanini è la persona che ha inventato il primo modello di elicottero, la cui riproduzione è esposta al Museo  della Scienza e della Tecnica a Milano.Laureato in ingegneria industriale al Politecnico di Milano nel 1875, Forlanini nel 1876 è dipendente dell’Officina del Genio di Alessandria.Lì costruisce il modello di elicottero con un ingegnoso e leggerissimo motore a vapore che nell’agosto del 1877 presentò con successo a Milano.Prima macchina del suo genere a levarsi in volo, il modello di elicottero di Forlanini pesava in tutto 3,5Kg , 1600g dei quali imputabili al motore e altri 1000 alla caldaia che lo alimentava. In un articolo pubblicato nell’agosto 1896 dalla rivista “L’Aeronauta” si lesse:”L’esperienza venne eseguita alla presenza del prof. Colombo Giuseppe (maestro di  Forlanini al Politecnico) e si ebbe la soddisfazione di vedere l’elicoptero elevarsi a 13 metri d’altezza restando 20 secondi nell’aria.” L’impresa fruttò a Forlanini l’ambita medaglia d’oro dell’ Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.

Nel 1907 si ha il primo decollo verticale con pilota effettuato da Paul Cornu utilizzando una macchina con due rotori del diametro di 6 metri l’uno controrotanti in modo da equilibrarsi tra loro e permettere il movimento dell’elicottero senza sbandare.

Le grandi difficoltà di far volare macchine con le ali rotanti furono in parte superate dall’invenzione dell’autogiro (aereo senz’ali) dovuta all’ingegnere spagnolo Juan de la Cierva.Si trattava di macchine che univano alcune caratteristiche dell’aeroplano con altre tipiche di quello che sarebbe diventato l’elicottero. Fin dall’inizio del secolo molti inventori cercarono di far librare nell’aria macchine sollevate da eliche rotanti mosse da motori sempre più potenti. Il geniale spagnolo comprese che l’ala rotante poteva creare portanza anche senza che ci fosse un motore direttamente collegato. Così costruisce macchine speciali, quasi degli aerei senza ali , spinte da un’elica traente munita di un motore a pistoni e sostenute da un’elica a tre pale libera , rotante (autorotazione) che consentiva di planare quasi verticalmente.

Oggigiorno l’autorotazione è sfruttata come elemento di sicurezza negli elicotteri: in caso di avaria al motore basta disinserire il rotore dal motore stesso e lasciarlo ruotare in folle: grazie all’autorotazione l’elicottero scenderà a una velocità di 5 m/sec.

L’intuizione di De la Cierva diventa veramente operativa solo quando alle pale del rotore viene applicata un’articolazione che ne varia il passo durante la rotazione. Autore di tale “rivoluzione” è il nostro Corradino D’Ascanio. Nel 1926 nel suo natio Abruzzo costruisce il suo primo elicottero. Decide di collaudarlo personalmente anche se tale operazione ha esito negativo causato dalla rottura delle pale dei due rotori. L’anno successivo, D’Ascanio presenta al Ministero dell’Aeronautica il progetto di un nuovo elicottero con motore FIAT da 85 CV che ha approntato con l’appoggio finanziario del barone Pietro Trojani e che per questo motivo è designato con la sigla DAT 3.La macchina presenta due rotori coassiali controrotanti con superfici di controllo ed in coda ha un’elichetta direzionale. In pratica, si tratta non di un autogiro, come quello di La Cierva, ma di un vero e proprio elicottero. Il progetto viene approvato nel 1928 e a D’Ascanio viene commissionata la costruzione di un prototipo sperimentale. Nel 1930 la macchina è pronta al volo e per il collaudo si offre il maggiore Marinello Nelli che su quel velivolo finirà col qualificarsi, seppure non ufficialmente, come primo pilota militare italiano di elicotteri. Le prove superano ogni aspettativa. Hanno inizio l’8 ottobre 1930 con il primo volo e un quarto di secolo dopo, ricordando quel giorno, D’Ascanio dirà:”… avevo dimostrato ai miei figli che non ero un pazzo. Molti mi credevano tale. E invece, ecco, il mio elicottero si è alzato. Le pale girano velocemente, regolarmente…otto minuti!Non ne posso più e faccio cenno al pilota di scendere…Ho vinto la mia battaglia.”E l’ha vinta bene. In cinque giorni di prove, a partire da quel primo volo di otto minuti, l’elicottero frantuma tre primati mondiali:altezza(18 metri) distanza in linea retta(1087,6 metri) e durata(8minuti e 45 secondi).Il successo non smuove le autorità. Il prototipo del DAT 3 finisce così dimenticato. Passato alla Piaggio come specialista di eliche, presso l’industria genovese D’Ascanio progetta nel 1939 un secondo elicottero, il PD 1 che non viene però realizzato. Vede invece la luce il PD 2, biposto monomotore e con rotore di coda anticoppia e su quell’elicottero l’Italia perde definitivamente la possibilità di porsi in vantaggio in un campo nel quale sono impegnati tedeschi, sovietici e americani. Anche il PD 2 infatti finisce dimenticato, malgrado l’impegno del suo progettista e di Rinaldo Piaggio. Nel dopoguerra comunque l’accoppiata sarà vincente in campo autostradale:viene inventata la vespa.

E’ nel 1936 che vede la luce il primo elicottero pienamente controllabile:è il Focke Wulf Fw61.L’esperienza acquistata da Heinrich Focke con la produzione su licenza degli autogiro Cierva C 19 e C 30 condusse alla realizzazione del modello Fw 61 dotato di una fusoliera simile a quella di un normale aereo ad ala fissa , con un motore radiale Bramo Sh 14 A da 160CV montato nel muso. Scopo principale di questo motore era però l’azionamento di due rotori tripala montati alle estremità di due tralicci posti ai lati della fusoliera, al posto delle semiali. Il motore azionava anche una piccola elica di tipo tradizionale, destinata al suo raffreddamento. I rotori erano controrotanti e il controllo del velivolo era ottenuto utilizzando sia il passo ciclico che collettivo per governare la macchina rispettivamente lungo gli assi longitudinale direzionale e laterale. Il controllo verticale era ottenuto variando il numero di giri dei rotori mediante la manetta, a differenza della tecnica odierna che tende a mantenere costante il numero dei giri del rotore.

Nel 1939 quando Igor Sikorsky diventò direttore tecnico della Vought-Sikorsky intraprese la costruzione di un elicottero. Anche in questo caso l’esordio fu fallimentare ma gli ultimi grandi problemi di controllo della macchina furono risolti con l’adozione dopo mesi di prove con diversi tipi di rotori ausiliari di un rotore anticoppia montato sul prototipo Sikorsky Vs-300 che aveva compiuto il suo primo volo vincolato il 14 settembre 1939. E’ con questo modello che si ha l’introduzione del piatto ciclico a sfera in cui la parte del rotore principale dell’elicottero, montata sull’albero principale è formata da due parti, una fissa e una girevole, tenute assieme da un robusto cuscinetto a sfera di discrete dimensioni. Il piatto ciclico si muove sul proprio asse dal basso verso l’alto e viceversa, e/o si inclina in tutte le direzioni. Il movimento sul suo asse serve a impartire la giusta incidenza alle pale dell’elicottero permettendogli di staccarsi da terra in verticale. Il movimento omnidirezionale serve a impartire “ciclicamente” la giusta incidenza alle pale, permettendo all’elicottero di muoversi in ogni direzione.

Ma ecco finalmente l’ora del “nostro” EH 101 Merlin!

Sviluppato da Agusta in collaborazione con la britannica Westland, questo elicottero è in grado di soddisfare i diversi requisiti sia militari che civili con una economia di esercizio che nessun altro elicottero della sua classe può vantare. Fin dall’inizio del suo progetto l’EH 101 è stato previsto in tre varianti di base:

  • Navale per rispondere ai requisiti delle marine militari italiana e inglese
  • Utility con rampa di carico posteriore per usi militari e civili
  • Passeggeri per servizio “commuter” e supporto alle piattaforme offshore

EH 101 navale:è stato sviluppato per essere il più formidabile sistema d’arma navale per la lotta contro i sommergibili convenzionali ed i sottomarini nucleari ed è in grado di operare autonomamente o in coordinamento con unità navali. L’EH 101 è in grado di operare da basi a terra in condizioni meteo tali da impedire l’impiego di unità navali costiere. Soddisfa , inoltre tutti i requisiti per svolgere missioni antinave, scoperta aerea avanzata,  guerra elettronica, ricerca e soccorso e contromisure mine.

EH 101 utility:è la risposta alle necessità del moderno teatro di battaglia dove il successo delle missioni è assicurato soprattutto dalla trasportabilità e dal supporto degli elicotteri. L’ EH 101 è in grado di trasportare, grazie all’ampia porta di carico ed alla rampa posteriore, 30 uomini completamente equipaggiati .La sua spaziosa cabina consente inoltre il carico di veicoli leggeri, artiglieria, munizioni e pallets standard NATO, nonché il trasporto merci e carichi vari fino ad un massimo di 5 tonnellate.

EH101 passeggeri:adatto a volare in avverse condizioni atmosferiche, l’ EH 101 può trasportare fino a 30 passeggeri con un comfort da aereo di linea grazie ad un sistema attivo di controllo delle vibrazioni ed un basso livello di rumorosità. Grazie alla ridondanza dei sistemi,  la sicurezza offerta si pone ai massimi livelli raggiungibili oggi per macchine ad ala rotante, a costi comparativamente minori. L’elicottero può inoltre operare nel settore petrolifero offshore, nelle missioni di ricerca e soccorso ed in qualsiasi emergenza civile.

E ora alcuni dati.

Dimensioni:lunghezza fusoliera 19.53m, altezza 6.62m, apertura rotori: m 4.01 per il rotore quadripala di coda e 18.59m per il rotore principale pentapala le cui  pale  in fibra di carbonio hanno struttura in nido d’ape molto leggera ma altrettanto resistente e dotate di sistema antighiaccio. Le pale sono in numero di cinque in quanto è risaputo che all’aumentare delle stesse diminuisce il livello delle vibrazioni. Sono inoltre equipaggiate con l’ANTI BROWN OUTS DESIGN molto utile in fase di atterraggio su superfici non compatte tipo le zone desertiche  dove l’eventuale sabbia sollevata viene spinta verso l’esterno. Il rotore principale ha tre servo attuatori ovvero tre martinetti idraulici che in caso di cambio d’altezza del velivolo si alzano o si abbassano della stessa altezza contemporaneamente mentre in caso di virata verso destra o verso sinistra si alzeranno di altezze diverse tra loro in base alla manovra impostata.

Motori:3 turbine a gas Rolls-Royce oppure 3 General Electric T 700-GE-T6A da 2527 CV l’uno muniti di APU per l’accensione degli stessi.

Velocità massima :309 Km/h

Autonomia:4 h ½ per la versione navale e più di 6h per quella terrestre. Tale differenza viene spiegata dalla presenza di 5 serbatoi nella versione terrestre e di soli 4 nella navale in quanto in quest’ultima il posto di un serbatoio è occupato dal sonar. I serbatoi sono inoltre muniti di CRASH WORTHY ovvero riescono ad assorbire l’impatto di munizionamento leggero riuscendo ad evitare la fuoriuscita di carburante.

Il sistema idraulico e costituito da tre sistemi indipendenti ma con un solo sistema funzionante è comunque garantito il rientro alla base.

La trasmissione principale è costituita da un doppio sistema di lubrificazione ma con entrambi i sistemi guasti la trasmissione funziona ugualmente per circa 30 minuti. E’ inoltre equipaggiata con un circuito che  monitorizza l’intero impianto ed è in grado di monitorare e rilevare l’eventuale presenza di scorie metalliche sintomo di eccessiva usura degli ingranaggi. Superato un dato valore dimensionale di tale scorie il sistema interviene segnalando il guasto.

Altro sistema  di sicurezza presente sul velivolo è l‘anti GROUND RESONANCE (per contrastare il fenomeno della risonanza a terra).Supposto che le pale del rotore principale siano fissate al mozzo centrale , al girare delle pale stesse il baricentro dell’elicottero dovrebbe rimanere fisso in un punto. In realtà le pale sono fissate tramite un perno che le rende libere di fare dei movimenti avanti-indietro creando delle oscillazioni che facendo variare continuamente la posizione del baricentro creano le premesse per un pendolamento che potrebbe portare addirittura alla distruzione del velivolo. Per questo motivo tale sbilanciamento deve essere compensato con un sistema idraulico che intervenendo attraverso degli smorzatori posti tra il mozzo e le pale vada a contrastare tali movimenti mantenendo pressochè inalterata la posizione del baricentro.

Possiamo a questo punto dire che il programma di prove a terra ed in volo è uno dei più completi ed estensivi mai intrapresi dall’industria elicotteristica e tale da garantire che l’EH 101 entri in servizio con livelli di maturità ed affidabilità sperimentati. Così il velivolo è in grado di operare in ogni condizione meteo da -45 °C a +50 °C con un tempo per il decollo dopo un’allerta di soli 5 minuti.

La versione S.A.R. è disponibile in tre configurazioni:combat S.A.R. , military S.A.R. e civilian S.A.R. derivate dalla versione utility con rampa posteriore. I velivoli hanno inoltre la sonda per il rifornimento in volo.

Le versioni marittime sono dotate di un radar di ricerca a 360 ° alloggiato al di sotto della cabina e possono trasportare 4 siluri o 2 missili antinave a lunga gittata e sono in grado di pattugliare 500Km2 in 5 ore. Hanno due dispensatori di boe-sonar, dispongono di un sonar attivo, sistemi per la guerra elettronica e FLIR opzionale. Gli strumenti garantiscono un’identificazione dei bersagli sia in modo attivo che passivo. I mezzi sono dotati di gancio estraibile per operazioni S.A.R. Il velivolo è dotato di una connessione dati bidirezionale per la comunicazione dei dati raccolti. Con le turbine Alfa Romeo/General Electric durante il volo è possibile spegnerne una ( in gergo si dice “sfilare”, il nome tecnico è OEI, one-engine-inoperative mode cioè con inoperatività di un motore) per risparmiare un buon 25% di carburante e rimanere in volo a pieno carico anche per più di 6 ore. A fianco del primo pilota e comandante della missione c’è il secondo pilota con funzione TACCO (TACtical COordinator) cioè gestore della missione operativa e delle informazioni. Dietro di loro e di “spalle”, per quanto riguarda la versione antisommergibile,  altri due membri di equipaggio, gli operatori ai sensori ossia un operatore radar e un operatore sonar (questi due ruoli sono intercambiabili)

La Marina Militare Italiana ha acquistato 20 velivoli di 4 varianti diverse:

8 elicotteri Naval ASW/ASVW (antisubmarine warfare e anti surface vessel surface)

4 elicotteri Naval ASVW/E Early Warning

4 elicotteri Utility basic ( nessun armamento)

4 elicotteri Utility ASH amphibios support helicopter equipaggiati per trasporto truppe speciali muniti di FLIR (dispositivo per la visione notturna).

4 velivoli sono in corso di acquisizione : 2 nella versione ASW e 2 nella versione ASH.

La serata è cosi terminata con un grosso applauso per il relatore che ricordiamo essere stato l’ing. Francesco Belloni e una grande soddisfazione per i soci (numerosi) intervenuti.

Un grosso grazie a tutti i partecipanti e un arrivederci al prossimo appuntamento.