(testo a cura di Renato Alberio, foto d’epoca dal Web e Istituto Luce)
L’impresa di Renato Donati dell’11 aprile 1934 ci racconta una sfida epica dell’uomo: la lotta contro il gelo, la rarefazione dell’aria e la gravità. Quel giorno, un uomo e un biplano scrissero la storia dell’altitudine, portando il tricolore dove l’aria si fa sottile e il cielo diventa blu scuro.
L’Impresa: Il decollo avvenne dall’aeroporto di Montecelio (Roma), il cuore della sperimentazione aeronautica italiana. Renato Donati non cercava il traguardo davanti a sé, ma sopra di sé. Pilotando un Caproni Ca.113, un velivolo acrobatico pesantemente modificato, iniziò una salita estenuante durata ore. A quelle quote, ogni metro guadagnato era una battaglia. La temperatura esterna scese sotto i -50°C, l’ossigeno scarseggiava e il motore faticava a “respirare”. Donati, protetto solo da una tuta riscaldata elettricamente e da una maschera d’ossigeno rudimentale, spinse la sua macchina fino alla quota incredibile di 14.433 metri (47.352 piedi). Fu un record mondiale assoluto che infranse il precedente primato detenuto dagli inglesi, dimostrando che l’ingegneria italiana eccelleva anche nella sfida alle altissime quote.
Il Protagonista: Renato Donati, nato a Forlì nel 1894, era un asso dell’aviazione e un collaudatore leggendario. Già pluridecorato nella Grande Guerra, negli anni ’20 e ’30 divenne uno dei massimi esperti di volo acrobatico e di alta quota. Era noto per la sua tempra d’acciaio: durante il record del 1934, dovette sopportare una violenta decompressione e il rischio costante di svenimento. La sua dedizione non era dettata dalla gloria personale, ma dalla volontà di testare i limiti fisiologici e meccanici del volo umano. Nelle immagini dell’epoca, Renato Donati appare quasi come un astronauta ante-litteram. La sua tuta di gomma e la maschera rudimentale erano le uniche difese contro un ambiente ostile che, prima di lui, nessuno aveva mai osato sfidare a tali altitudini con un velivolo a motore a pistoni.
La Macchina: Il velivolo utilizzato era una versione speciale del celebre biplano da addestramento e acrobazia Caproni Ca.113 denominato “Alta Quota”. Fu equipaggiato con un motore Alfa Romeo Lynx, dotato di un compressore volumetrico progettato specificamente per mantenere la potenza nonostante la bassa densità dell’aria. Per alleggerire la struttura e aumentare l’efficienza, le ali furono allungate e furono rimossi tutti i pesi superflui. Il cockpit era aperto: Donati era letteralmente immerso nel gelo della stratosfera. L’impresa servì a testare le prime strumentazioni per il volo cieco e i sistemi di erogazione dell’ossigeno che sarebbero diventati standard negli anni a venire.
L’Eredità: Celebrare il suo record significa onorare il coraggio di chi ha aperto la strada ai moderni jet, testando sulla propria pelle le reazioni del corpo umano ad altezze che allora sembravano impossibili. Ancora una volta, dobbiamo constatare che, per un pilota italiano, il limite non è mai un punto d’arrivo, ma solo un traguardo da superare. Esiste attualmente un unico esemplare sopravvissuto, il Ca.113 immatricolato I-MARY che Mario de Bernardi usò nel dopoguerra in diverse manifestazioni aeree. La famiglia de Bernardi lo ha donato al Museo Volandia dove è possibile ammirarlo anche se in fase di restauro.
Renato Donati and the conquest of the Roof of the World Renato Donati wasn’t looking for the finish line ahead, but above him. Piloting a Caproni Ca.113, a heavily modified aerobatic aircraft, he began a grueling climb that lasted hours. At those altitudes, every meter gained was a battle. The outside temperature dropped below -50°C, oxygen was scarce, and the engine struggled to “breathe.” Donati, protected only by an electrically heated suit and a rudimentary oxygen mask, pushed his machine to the incredible altitude of 14,433 meters (47,352 feet). The aircraft used was a special version of the famous Caproni Ca.113 training and aerobatic biplane known as the “Alta Quota.” It was equipped with an Alfa Romeo Lynx engine, equipped with a supercharger specifically designed to maintain power despite the low air density. To lighten the structure and increase efficiency, the wings were lengthened and all unnecessary weight was removed. The cockpit was open: Donati was literally immersed in the freezing cold of the stratosphere. The feat served to test the first blind-flying instruments and oxygen delivery systems that would become standard in the years to come.
Fonti :Ufficio Storico Aeronautica Militare – Museo Caproni Trento – Foto originali Archivio luce: https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL0010028797/12/il-pilota-renato-donati-scafandro-e-respiratore-posa-accanto-al-suo-aereo-insieme-ad-tecnico.html Utilizzo delle fonti Fair Use: Diritto di cronaca limitato a fini didattici o scientifici




Grazie Renato per questi “articoli” semplici , ma puntuali e precisi. Ciaoooo